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Pratiche igienico-sanitarie e fitochimica 77.000 anni fa: i giacigli di Sibudu

La scoperta di Sibudu e la retrodatazione dei giacigli antropici

Nel dicembre 2011, uno studio interdisciplinare pubblicato sulla rivista Science dal gruppo di ricerca guidato dall'archeologa Lyn Wadley dell'Università del Witwatersrand ha documentato, all'interno del riparo sotto roccia di Sibudu (nella provincia di KwaZulu-Natal, in Sudafrica), le più antiche evidenze note di giacigli vegetali strutturati realizzati dall'Homo sapiens. I depositi analizzati risalgono ad almeno 77.000 anni fa, collocandosi nel pieno del Middle Stone Age (Paleolitico medio africano).

La scoperta ha retrodatato di circa 50.000 anni l'impiego consapevole di tecniche costruttive per l'allestimento di giacigli e superfici di riposo. Fino a questo rinvenimento, le testimonianze dirette più remote di stuoie vegetali fossili appartenevano al sito epipaleolitico di Ohalo II, sulle rive del Mar di Galilea in Israele, datato a circa 23.000 anni fa. Il complesso stratigrafico di Sibudu dimostra che le comunità umane del Pleistocene superiore possedevano già un'approfondita conoscenza botanica ed ecologica, orientata non soltanto al comfort abitativo, ma a una deliberata gestione igienico-sanitaria dello spazio domestico.

L'architettura dei giacigli: carici, giunchi e microstratigrafia

Lo scavo stratigrafico e il campionamento dei sedimenti condotti dal geoarcheologo Christopher E. Miller (Università di Tubinga) e colleghi hanno permesso di individuare quindici distinti orizzonti di lettiere vegetali sovrapposte, distribuiti in una sequenza cronologica compresa tra 77.000 e 38.000 anni fa. Le analisi micromorfologiche su sezioni sottili di sedimento indisturbato hanno rivelato la complessa architettura di questi manufatti, costituiti da strati compressi di spessore millimetrico e centimetrico estesi fino a tre metri quadrati.

La struttura portante dei giacigli era formata da fusti, culmi e foglie di monocotiledoni ripariali della famiglia delle Cyperaceae (in particolare carici appartenenti ai generi Cyperus e Cladium, tra cui Cladium mariscus subsp. jamaicense), raccolti lungo il corso del sottostante fiume Tongati. Le indagini paleobotaniche e le osservazioni al microscopio elettronico a scansione (SEM) eseguite dall'archeobotanica Christine Sievers hanno evidenziato la presenza di spighe e reste silicizzate perfettamente conservate. Questa fitta stuoia erbacea garantiva una barriera isolante e drenante rispetto all'umidità e alla polvere del suolo roccioso della caverna.

La protezione fitochimica: l'impiego di Cryptocarya woodii come repellente

L'aspetto di massimo rilievo per la storia della farmacia e della medicina preventiva risiede nella selezione delle specie vegetali collocate sulla superficie dei giacigli. I rilievi condotti dalla paleobotanica Marion Bamford hanno accertato che lo strato superiore della lettiera di 77.000 anni fa era sistematicamente ricoperto da foglie di Cryptocarya woodii (famiglia delle Lauraceae), un albero sempreverde autoctono dell'Africa australe comunemente noto come alloro selvatico o river wild-quince.

La scelta di questa specifica specie non era casuale. Il profilo fitochimico delle foglie di Cryptocarya woodii è caratterizzato da una concentrazione elevata di composti bioattivi volatili, tra cui alfa-pironi (come i criptocarioli e il criptofolione) e terpeni dotati di spiccate proprietà insetticide, larvicide e repellenti. Prove biologiche di laboratorio hanno confermato che i principi estrattivi di queste foglie manifestano un'efficace tossicità e deterrenza contro le zanzare (compresi i vettori del genere Anopheles), nonché contro pulci, zecche, pidocchi e altri ectoparassiti ematofagi. La copertura del giaciglio con fronde fresche o spezzettate di Cryptocarya costituiva a tutti gli effetti un presidio fitochimico preventivo, destinato a preservare gli occupanti dalle punture e dalla trasmissione di parassitosi durante il sonno e le attività comunitarie.

La bonifica mediante il fuoco: profilassi e risanamento ambientale

Accanto all'uso di insetticidi vegetali, la sequenza di Sibudu testimonia l'introduzione di una rigorosa procedura di disinfestazione e risanamento dello spazio abitativo. A partire dai livelli datati a circa 73.000 anni fa, la microstratigrafia evidenzia la presenza ripetuta di sottili lamine di cenere bianca e particelle carboniose intercalate tra le lettiere.

Le analisi spettroscopiche e micromorfologiche hanno dimostrato che i giacigli ormai logorati non venivano semplicemente abbandonati o ricoperti, bensì bruciati intenzionalmente in situ con un fuoco controllato a bassa temperatura. Questa pratica periodica assolveva a una triplice funzione igienica:

  • Eradicazione biologica: eliminava gli insetti annidati, le larve, le zecche e le spore fungine accumulate nei residui organici in decomposizione;
  • Sanificazione del substrato: generava un letto uniforme di ceneri sterili e basiche, sfavorevole alla proliferazione microbiologica e ai parassiti;
  • Rinnovo della protezione: predisponeva la superficie per la posa immediata di una nuova stuoia di carici fresche e foglie repellenti.

L'alba della medicina preventiva e il comportamento cognitivo nel Middle Stone Age

I reperti di Sibudu costituiscono una delle prime manifestazioni documentate di pensiero astratto applicato alla salute e alla farmacologia empirica nel Paleolitico medio. L'adozione coordinata di proprietà insetticide vegetali e della bonifica termica riflette una precisa cognizione del nesso causale tra igiene ambientale, controllo dei vettori parassitari e prevenzione del disagio fisico o delle infezioni.

Questo comportamento si inserisce nel quadro delle complesse facoltà cognitive dell'Homo sapiens arcaico in Sudafrica — testimoniate nel medesimo sito anche dall'uso di adesivi composti a base di resina e ocra per l'immanicatura delle punte litiche, dall'impiego del calore per la lavorazione della selce e da precoci tecnologie su osso. La farmacia preistorica non muoveva dunque i primi passi unicamente attraverso la ricerca di medicamenti curativi a seguito di traumi o malattie conclamate, ma si strutturava già decine di migliaia di anni prima dell'avvento dell'agricoltura come sofisticata scienza della prevenzione e dell'igiene ecologica.