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Fonti archivistiche, manoscritti e legislazione: il Convegno Nazionale dell'Accademia di Storia della Farmacia a Trento

L'assise accademica e la valorizzazione delle fonti alpine

Nel panorama della storiografia sanitaria italiana, il convegno nazionale annuale promosso dall'Accademia Italiana di Storia della Farmacia (AISF) rappresenta un momento privilegiato di sintesi e confronto tra storici della scienza, archivisti e professionisti del farmaco. L'edizione svoltasi in Trentino (dal 7 al 9 giugno 2013), articolata tra le sedi di Trento, Brentonico e Pieve di Ledro, ha posto al centro del dibattito la ricognizione delle fonti documentarie locali, l'evoluzione della legislazione sanitaria del Novecento e l'analisi del patrimonio botanico e museale dell'arco alpino.

Il territorio trentino costituisce storicamente un'area di cerniera tra la cultura medica mediterranea e quella mitteleuropea: l'influenza dell'ordinamento asburgico, la rigida regolamentazione sanitaria principesco-vescovile e la ricchezza floristica prealpina hanno concorso a forgiare un modello originale di esercizio dell'arte farmaceutica, documentato da fondi archivistici pubblici e privati di notevole rilevanza.

Fonti e ricerche per la storia della farmacia: l'esperienza trentina

La sessione inaugurale, ospitata presso la Galleria bianca di Piedicastello a Trento — spazio di archeologia industriale riconvertito a polo espositivo della Fondazione Museo storico del Trentino —, ha approfondito la genesi e la catalogazione delle testimonianze storiche regionali:

  • Diffusione dei presidi farmaceutici (secc. XVIII-XIX): la relazione di Francesco Micheletti ha illustrato la progressiva capillarizzazione delle farmacie nelle valli trentine tra la fine dell'età moderna e l'Ottocento, evidenziando le dinamiche di concessione delle licenze e la tutela della continuità assistenziale nelle comunità rurali e montane;
  • Associazionismo e cooperazione distributiva: l'intervento di Edoardo de Abbondi ha ripercorso i quarant'anni di attività di UNIFARM, fondata nel secondo dopoguerra per aggregare i titolari di farmacia delle province di Trento e Bolzano in una struttura cooperativa finalizzata alla razionalizzazione logistica e alla difesa del presidio territoriale;
  • Censimento dei fondi archivistici sanitari: la Sovrintendenza per i beni librari, archivistici e storico-culturali della Provincia autonoma di Trento ha presentato i criteri metodologici di inventariazione e tutela applicati alle carte e ai documenti conservati presso archivi privati e professionali della regione;
  • Gli inventari post-mortem delle spezierie: lo studio condotto da Marina Garbellotti sugli inventari notarili tra Sei e Settecento ha offerto uno spaccato dettagliato della cultura materiale delle botteghe trentine: la consistenza degli arredi, la nomenclatura delle ceramiche farmaceutiche, la tipologia dei mortai e la composizione delle scorte di droghe grezze ed elettuari;
  • Le biblioteche dei farmacisti: l'indagine di Rodolfo Taiani ha censito i volumi a stampa e i ricettari manoscritti appartenuti ai professionisti trentini, attestando il costante aggiornamento scientifico sui formulari galenici e sui trattati di chimica e botanica europei.

Comunicazioni scientifiche a Palazzo Eccheli-Baisi di Brentonico

I lavori sono proseguiti a Brentonico, presso il secentesco Palazzo Eccheli-Baisi, celebre per il suo giardino dei semplici e le raccolte naturalistiche collegate alla tradizione botanica del Monte Baldo (noto sin dal Rinascimento come Hortus Italiae per l'eccezionale biodiversità floristica indagata da naturalisti quali Francesco Calzolari e Giovanni Pona).

La sessione ha ospitato comunicazioni di ampio respiro storiografico e culturale:

  • Il fondo antico dell'Ordine di Milano: Ernesto Riva ha analizzato la consistenza della biblioteca dell'Ordine dei Farmacisti di Milano, ricca di testi settecenteschi e ottocenteschi che illustrano la transizione epistemologica dalla chimica delle transmutazioni alla chimica quantitativa e alla farmacognosia moderna;
  • La figura del farmacista nelle arti e nello spettacolo: i contributi di Gabriele Savini e Roberta Lupoli hanno esplorato la rappresentazione sociale del farmacista, analizzandone l'evoluzione da bersaglio caricaturale e satirico nella drammaturgia teatrale classica ad attore protagonista nella letteratura e nella cinematografia italiana del Novecento;
  • L'epistolario Cestoni-Vallisneri: la ricerca di Tiziana Vecchi ha riesaminato la fitta corrispondenza intercorsa tra lo speziale livornese Giacinto Cestoni (1637–1718) e il medico naturalista Antonio Vallisneri (1661–1730), nodo cruciale del dibattito scientifico di inizio Settecento su temi di microscopia, parassitologia e generazione degli insetti;
  • La transizione professionale nel Ducato di Piacenza: lo storico Antonio Corvi ha tracciato il percorso istituzionale che condusse gli speziali piacentini a trasformarsi in moderni farmacisti abilitati dall'autorità accademica e statale;
  • La farmacia e l'eredità tridentina: Giovanni Cipriani ha inquadrato i mutamenti normativi e deontologici intervenuti nell'amministrazione sanitaria e nelle spezierie conventuali all'indomani della chiusura del Concilio di Trento (1545–1563).

Legislazione sanitaria, manoscritti medievali e linguaggi multimediali

Nella seconda giornata di studi, nuovamente ospitata presso la Galleria bianca di Piedicastello, sono state affrontate le pietre miliari del diritto sanitario e della codicologia botanica:

Il centenario della Legge Giolitti (1913) e il diritto farmaceutico

Nel centenario della promulgazione della legge 22 maggio 1913, n. 468 (nota come Legge Giolitti), Carlo Luigi Bagliani ha ricostruito il dibattito sulla stampa coeva che accompagnò l'approvazione del provvedimento. La legge segnò una svolta epocale per il sistema sanitario italiano, introducendo la pianta organica basata su criteri demografici e la titolarità pubblica del servizio farmaceutico tramite concessione.

A integrazione dell'analisi gius-sanitaria, Carlo Rubiola ha esaminato il celebre commentario giuridico di Aristide Carapelle del 1925, evidenziando come l'impianto giolittiano abbia saputo conciliare la funzione pubblica della farmacia con l'autonomia tecnica del professionista, superando definitivamente i limiti della deregolamentazione introdotta dalla precedente legge Crispi del 1888.

Manoscritti botanici, cosmetologia e proiezioni documentarie

Il versante storico-scientifico ha visto la presentazione di ulteriori contributi di rilievo:

  • L'Erbario di Trento (ms. 1591): l'intervento di Ernesto Riva ha fornito una rigorosa disamina del manoscritto trecentesco custodito a Trento, documento iconografico e testuale fondamentale per comprendere l'impiego delle erbe medicinali nella pratica terapeutica tardo-medievale;
  • Galenica degli unguenti ed essenze odorose: Giovanna Losi Giorgi ha analizzato le formulazioni e i procedimenti estrattivi di oli essenziali, pomate e balsami destinati all'equilibrio psico-fisico nella tradizione cosmetica e farmaceutica antica;
  • La memoria visiva dell'officina: la sessione è stata arricchita dalla proiezione del documentario di Andrea Ielmini dedicato all'antica spezieria di Santa Maria della Scala a Roma (la storica farmacia papale dei Padri Carmelitani Scalzi) e del cortometraggio The Last Customer di Nanni Moretti (2003), riflessione visiva sulla chiusura di un'officina storica nel quartiere newyorkese di Greenwich Village di fronte all'avanzata delle catene commerciali.

Visite di studio: dai giardini di Brentonico al Museo Foletto di Ledro

A conclusione delle sessioni scientifiche e dell'Assemblea generale dei soci AISF tenutasi presso la sede di UNIFARM a Ravina di Trento, l'itinerario congressuale ha compreso due momenti di verifica sul campo del patrimonio materiale farmaceutico:

La visita ai percorsi espositivi e all'orto botanico di Palazzo Eccheli-Baisi a Brentonico ha permesso di osservare dal vivo la flora officinale autoctona del Monte Baldo, mentre l'escursione in Valle di Ledro ha condotto i congressisti al Museo della Farmacia Foletto di Pieve di Ledro. Fondato sull'eredità dell'officina aperta dal farmacista e botanico Achille Foletto a metà Ottocento, il museo custodisce alambicchi in rame per la distillazione dell'olio essenziale di pino mugo (mugolio), torchi galenici, vetreria soffiata e registri di ricette che testimoniano la continuità dell'arte farmaceutica alpina.