Il patrimonio iconografico dell'officina: l'undicesima edizione del Calendario dell'Accademia
Un progetto di censimento per la salvaguardia della memoria farmaceutica
Nel 2012 l'Accademia Italiana di Storia della Farmacia (AISF), per voce del suo presidente e illustre storico Antonio Corvi, annunciava l'uscita dell'undicesima edizione del calendario annuale Le Antiche Farmacie in Italia, dedicato all'anno 2013. L'opera, lungi dal configurarsi come un convenzionale calendario da parete o un effimero omaggio commerciale, rappresentava un rigoroso e continuativo progetto di censimento iconografico, finalizzato alla documentazione e alla salvaguardia delle testimonianze materiali dell'arte sanitaria e della professione farmaceutica nella Penisola.
L'iniziativa intendeva offrire ai farmacisti uno strumento visivo e culturale per rinnovare il legame con la secolare tradizione della disciplina, valorizzando la ricchezza architettonica, artistica e strumentale delle antiche botteghe e spezierie.
Dalla documentazione al corpus storiografico: oltre centocinquanta farmacie censite
La sistematica campagna di ricognizione visiva condotta dall'Accademia aveva consentito di censire e documentare oltre 150 farmacie storiche dislocate sull'intero territorio nazionale. Tale esteso archivio per immagini poneva le basi per un'opera editoriale organica e di ampio respiro: un volume complessivo destinato a raccogliere ed esaminare non solo i presidi già noti, ma anche realtà e laboratori storici finora inesplorati o poco valorizzati dalla storiografia specialistica.
Il progetto si avvaleva della collaborazione attiva e della sensibilità dei farmacisti territoriali, i quali contribuivano alla segnalazione di arredi monumentali, corredi di vasi in maiolica, albarelli, mortai in bronzo, apparati di distillazione e archivi documentari superstiti.
Identità dell'arte farmaceutica e contrasto alla mercantilizzazione
Nelle intenzioni di Antonio Corvi, la pubblicazione del calendario assumeva una precisa valenza etica e deontologica. La diffusione delle testimonianze storiche dell'officina magistrale costituiva un presidio culturale volto a riaffermare l'identità della «vera farmacia» — intesa come presidio di salute, di scienza galenica e di relazione fiduciaria — differenziandola dalle anonime rivendite e dalla progressiva omologazione commerciale del settore distributivo.
L'opera veniva realizzata con formule di sottoscrizione a costi contenuti per favorirne la massima circolazione tra i professionisti e la clientela colta. I proventi dell'iniziativa, con la devoluzione del 20% degli utili all'Accademia, garantivano il diretto autofinanziamento delle attività di ricerca, conservazione e promozione culturale perseguite dal sodalizio storico.