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L'appello di Antonio Corvi ai Consoci: la memoria storica a presidio dell'identità professionale

La crisi associativa e il rischio del profilo mercantilistico

Nel novembre del 2013, alla vigilia dell'assemblea generale dell'Accademia Italiana di Storia della Farmacia (AISF) fissata per il 1° dicembre, il presidente e storico della disciplina Antonio Corvi indirizzava ai propri «Consoci» una lettera aperta di vibrante rigore civile ed etico. Lo scritto muoveva dalla constatazione di una progressiva disaffezione verso l'associazionismo culturale, fenomeno che minacciava direttamente la continuità dell'istituzione accademica, allora forte di circa trecento iscritti sul territorio nazionale.

Nelle parole di Corvi, la preservazione dell'Accademia non rappresentava un mero esercizio erudito o corporativo, bensì un presidio essenziale per la salvaguardia dello statuto professionale del farmacista. L'indebolimento o la potenziale estinzione del sodalizio avrebbe privato la categoria del suo ancoraggio storiografico, accelerando un processo di omologazione commerciale e riducendo il presidio sanitario a puro esercizio di vendita al dettaglio.

La divulgazione iconografica: il «Calendario delle Antiche farmacie 2014»

Per fronteggiare le difficoltà operative ed economiche, la lettera prospettava forme concrete di sostegno istituzionale, in particolare attraverso la sottoscrizione della quota di «socio sostenitore». Tale formula prevedeva l'assegnazione di quaranta copie del Calendario delle Antiche farmacie 2014, tradizionale iniziativa editoriale dell'Accademia ideata per valorizzare la cultura materiale e il patrimonio iconografico delle officine storiche italiane.

Il calendario costituiva uno strumento di divulgazione mirata, destinato a essere diffuso dai titolari presso la cittadinanza e i pazienti più attenti. Attraverso la diffusione di immagini di arredi, vasi da farmacia, albarelli e laboratori magistrali superstiti, l'iniziativa intendeva rafforzare nella percezione collettiva il legame secolare tra l'arte farmaceutica, la tradizione civica e la salute pubblica, distinguendo l'officina dal comune esercizio mercantile.

Un'eredità deontologica per le future generazioni di farmacisti

Definendosi con ironico distacco «questo vecchio arnese», Antonio Corvi ribadiva la propria dedizione indefessa alla ricerca storiografica e alla difesa della farmacia privata italiana. Il suo appello travalicava la contingenza economica, configurandosi come un monito deontologico: la trasmissione della memoria storica costituisce il fondamento indispensabile per garantire alle nuove generazioni di professionisti la consapevolezza delle proprie radici scientifiche, etiche e sociali.